Convegno sulla ripubblicizzazione

Convegno sulla ripubblicizzazione

L’acqua è un bene comune e una risorsa fondamentale per l’equilibrio degli ecosistemi. L’acqua è pubblica da sempre e non si paga. Ciò che costa e attualmente si paga con la bolletta è il suo ciclo industriale, cioè il fatto che noi apriamo il rubinetto di casa e l’acqua fuoriesce potabile e controllata nelle sue proprietà organolettiche.

Da alcuni anni si cerca di capire quale sia il miglior modo di gestire il processo di potabilizzazione e distribuzione acquedottistici. Al momento, in Toscana, il servizio idrico integrato (che comprende anche fognature e depurazione) è gestito da 7 aziende miste pubblico-private, in cui la maggioranza è di parte pubblica, cioè dei Comuni dei territori serviti dalle aziende di gestione.
Stamani si è tenuto un convegno presso l’Auditorium del Consiglio Regionale della Toscana, organizzato dalla consigliera regionale del Gruppo Misto, Serena Spinelli. Per l’occasione si è data voce a molti dei soggetti coinvolti in quello che alcune forze politiche ritengono la via maestra nel settore, cioè la ripubblicizzazione dell’acqua. Infatti il titolo del convegno era: “Acqua pubblica: non se, ma come e quando”.
Sono intervenuti Serena Spinelli, Fulvio Farnese di Federconsumatori, Matteo Biffoni sindaco di Prato e presidente di ANCI Toscana, Maurizio Brotini della CGIL Toscana, Giacomo Giannarelli capogruppo M5S in Consiglio regionale, Cecilia Armellini portavoce dei Verdi, Federico Gasperini direttore di Legambiente, Tommaso Fattori capogruppo di Sì-Toscana a Sinistra, Nicola Ciolini consigliere regionale PD. Ha concluso il convegno il Presidente della Regione Enrico Rossi.

Ha preso parte alla discussione anche il direttore generale dell’Autorità Idrica, Alessandro Mazzei che ha fornito i dati tecnici e i numeri necessari a capire modalità, tempi e costi dell’eventuale passaggio dalle aziende miste alle municipalità, cioè ad aziende cosiddette inhouse.
Mazzei ha chiarito che le forme di gestione stabilite dal diritto europeo e da quello nazionale sono tre: in-house providing (cioè l’affidamento diretto del servizio ai Comuni), partenariato pubblico-privato (cioè la situazione attuale con la maggioranza delle aziende a capitale pubblico, cioè i Comuni), società interamente private.
L’ipotesi in discussione è per la prima ipotesi di gestione del servizio idrico integrato, che però l’assemblea dei Comuni di AIT non ha voluto individuare come un gestore pubblico unico a livello regionale, ma come gestori territoriali, divisi più o meno secondo l’attuale mappa toscana. E comunque in questa direzione totalmente pubblica l’AIT dovrà verificare l’assetto economico-patrimoniale delle varie società di gestione attuali, il loro capitale investito e il loro indebitamento. A fronte di questa analisi si dovrà dimostrare (per rispetto del Decreto legislativo 50/2016) che la scelta della ripubblicizzazione è conveniente sotto il profilo dei benefici per la collettività.

A questo punto i Comuni dovranno, guidati da AIT, attivare le procedure per la costituzione di società inhouse, entrare totalmente nelle società alla fine del periodo di contratto delle attuali aziende. A questo punto dovranno impegnare nei loro bilanci cifre destinate a gestire il servizio. Infine, i Comuni dovranno rifondere i soci privati in uscita del valore di rimborso e della loro partecipazione. Il costo di questa operazione per i Comuni della Toscana equivale a circa 377 milioni di euro che dovranno essere sborsati per rifondere i soci privati degli attuali gestori.

 

Firenze, 17 gennaio 2020
[a cura di AA]

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