15 miliardi di acqua

15 miliardi di acqua

È questo il mese in cui, come annunciato dal leader di M5S, Luigi Di Maio, il movimento vuole approvare il disegno di legge sull’acqua pubblica, fermo in Commissione Ambiente alla Camera. Da mesi, la prima firmataria del DDL, Federica Daga (M5S) e la sua collega Chiara Braga (PD) stanno discutendo e cercando una mediazioni tra le due forze politiche sul tema, purtroppo senza esito.

M5S vuole la ripubblicizzazione dell’acqua ed eliminare il sistema attuale, basato sulla regolazione dell’authority ARERA e sul sistema misto pubblico-privato delle società di gestione del servizio idrico integrato. Il movimento vuole gestioni totalmente pubbliche e una regolazione ministeriale.
Di contro il PD vuole mantenere l’attuale sistema basato su società di capitali miste e sulla tariffazione agli utenti, pur riconoscendo che servono interventi statali per gli investimenti nel settore (con infrastrutture oggi in larga parte a fine vita – a parte la Toscana dove si fanno più investimenti che in qualunque altra parte d’Italia) e per la tutela della fasce deboli della popolazione che non possono permettersi di pagare la bolletta.

Il problema della proposta di M5S è il costo della ripubblicizzazione che sarebbe (secondo un’indagine di REF Ricerche) di 10,6 miliardi di euro per i finanziamenti attivati dalle società di gestione, e di 5 miliardi circa per l’indennizzo alle società che sarebbero estromesse dalla gestione. A questo costo una tantum, si aggiungerebbero altri costi annuali fissi, cioè 2 miliardi/anno per garantire il minimo vitale idrico (calcolato da loro in 50 litri al giorno) e altri 5 miliardi/anno a copertura degli investimenti necessari per acquedotti e fognature, ora coperti dalle tariffe.

Firenze, 10 gennaio 2020
[a cura di AA]

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