10 risposte sul dissalatore dell’Elba

Le risposte dell’Autorità Idrica Toscana alle domande più frequenti e critiche relative all’opera pubblica necessaria per l’autonomia idrica dell’isola

1. C’è acqua all’Isola d’Elba?

L’isola, come molte altre isole anche dell'Arcipelago Toscano, ha problemi di autonomia idrica. Attualmente, per l’acquedotto pubblico, dalle risorse idriche locali si ricava una produzione di 2,8 milioni di metri cubi da pozzi, utilizzati soprattutto durante i mesi estivi. Inoltre, 0,8 milioni di metri cubi di acqua si ricavano da sorgenti che hanno la loro massima produttività nel periodo invernale. Il totale della risorsa idrica dell’isola per l’acquedotto, dunque, non supera i 3 milioni e 600mila metri cubi di risorsa idrica. È nota la presenza sull’isola di numerosi pozzi privati.

2. Qual è il fabbisogno idrico dell’isola?

L’acqua potabile distribuita oggi dagli acquedotti elbani (dati 2016) è pari a circa 7milioni e 700mila metri cubi. Il fabbisogno idrico dell’Elba, quindi, si aggira ogni anno di poco sotto agli 8 milioni di metri cubi.

3. Da dove arriva oggi l’acqua potabile per l’isola?

Per il 47% arriva da risorse locali, ma per il 53% l’acqua arriva dal continente, cioè dalla Val di Cornia, attraverso la condotta sottomarina. È un’alta percentuale, più della metà della risorsa, che fa dipendere l’isola da un complesso sistema di reti e tubi, che necessitano continua e dispendiosa manutenzione.

4. Che cos’è la condotta sottomarina e come funziona?

La condotta sottomarina è un tubo che corre tra la costa piombinese fino alle rive elbane, costruito tra il 1984 e il 1986. La condotta può trasferire una portata massima di 148 litri di acqua al secondo. Gli acquedotti elbani hanno uno sviluppo di circa 460 km tra adduzione (190 km) e distribuzione (270 km), e dispongono di circa 60 serbatoi per una capacità complessiva di 30.000 mc. La popolazione servita varia dai circa 30 mila abitanti residenti agli oltre 100 mila durante la stagione estiva. Oggi l’infrastruttura che consente di trasportare l’acqua della Val di Cornia (dopo averla depurata di boro e arsenico) verso l’Elba ha compiuto 31 anni. È una tubazione del diametro di 40 centimetri, in acciaio rivestito, di 24 km di lunghezza che, a fronte di un’ottima qualità del materiale di costruzione, presenta qualche problema di appoggio al fondale che ne accentua le sollecitazioni e i rischi di rottura. Malgrado la condotta abbia superato la sua vita utile, viene monitorata con attenzione e curata con interventi di manutenzione continua per prolungarne al massimo l’esercizio. Data l’età è però necessario pensare concretamente a un’alternativa.

5. Che cos’è il dissalatore e come funziona?

È l’impianto tecnologico a più alta prestazione nel settore del ciclo delle acque. Aspira acqua salata dal mare, la filtra e poi ne estrae acqua dolce con il processo dell’osmosi inversa che forza il passaggio dalla soluzione più concentrata a quella meno concentrata. In pratica si desalinizza l’acqua.

Questo primo dissalatore da 80 litri/secondo non riesce da solo a essere risolutivo. Esso ha il compito di ridurre gli effetti di un possibile guasto o rottura della condotta sottomarina, limitando i danni nel caso questo dovesse verificarsi durante il periodo di massimo afflusso turistico (scongiurando la gestione di un'eventuale emergenza da protezione civile). L’impianto consentirebbe comunque di superare i disagi sulle turnazioni che hanno afflitto l’isola durante l’estate trascorsa oltre a permettere una gestione più equilibrata delle risorse locali.

6. Che impatto ha sull'ambiente?

Gli impatti ambientali e paesaggistici dell’opera sono stati valutati da tutti gli enti competenti (Regione Toscana, Provincia di Livorno, Comuni di Capoliveri e Porto Azzurro, Sovrintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio Pisa e Livorno, ARPAT, Parco Arcipelago Toscano, ASL n.6, Capitaneria di Porto, Agenzia delle Dogane) sia nella fase di verifica di assoggettabilità a VIA (Valutazione Impatto Ambientale), sia nella Conferenza di Servizi di approvazione del progetto definitivo (con finalità anche di conferenza paesaggistica).

L’area su cui sorgerà l’opera è esterna al SIR (Sito di Interesse Regionale) di Mola ed è fuori del perimetro del Parco. Per quanto riguarda la posizione e la forma dell’edificio sono state seguite le indicazioni fornite dalla Sovrintendenza competente e dal Comune. L’opera è stata localizzata in un’area marginale della piana, in modo da ostacolare al minimo le visuali verso il borgo di Capoliveri. La forma scelta (che rende l’opera riconoscibile, evitando canoni rurali improbabili vista la funzione dell’edificio) cerca di utilizzare forme e colori che maggiormente si integrano con quelli dell’area circostante. Per le schermature arboree sono state scelte specie autoctone (pioppo nero, olmo campestre ma anche arbusti utili a produrre bacche per nutrire l’aviofauna).

Le altezze del fabbricato sono quelle minime tecnicamente indispensabili per contenere gli equipaggiamenti necessari al funzionamento degli impianti, e comunque il piano di posa è a un livello inferiore rispetto alla vicina strada provinciale. Questo aspetto ne diminuisce l’impatto visivo.

Per la mitigazione del rischio idraulico è stata creata una vasca di laminazione integrata, in un intervento di recupero dell’ambiente umido circostante attualmente in stato piuttosto degradato.

Inoltre è prevista la creazione di un corridoio ecologico sotto la strada provinciale, per agevolare gli spostamenti della piccola fauna locale.

 

 

Per il rumore, oltre alla schermatura costituita dell’involucro esterno e l’assenza di aperture sul lato esposto agli edifici più vicini, è stato previsto un involucro fonoassorbente dei macchinari interni all’edificio.

L’impatto delle opere di presa e scarico non sarà percepibile dai frequentatori della spiaggia di Lido, perché i lavori saranno realizzati durante la stagione invernale. Durante la stagione estiva non saranno presenti manufatti fuori terra, visibili sulla spiaggia al di fuori dei chiusini d’ispezione e manutenzione della camera di presa e scarico dell’acqua di mare. Questo utilizzo di suolo non diminuirà l’area della spiaggia disponibile per i bagnanti.

Le condotte di presa e scarico saranno interrate, quindi invisibili ai bagnanti, fino a 200 mt dalla costa e successivamente appoggiate sul fondo garantendo il recupero delle superfici della prateria di posidonia interessata, con un progetto di ri-piantumazione, già attivo in fase di sperimentazione.

Per lo scarico del concentrato salino (un liquido con alta concentrazione di sale) ci sarà un sistema di diffusione che favorisce il rapido mescolamento con l’acqua circostante, in modo da avere, a pochi metri di distanza, il ripristino delle normali condizioni di salinità.

I reagenti chimici di lavaggio delle membrane, dopo essere stati neutralizzati, non saranno scaricati insieme al concentrato salino ma andranno in fognatura. Lo scarico finale avviene attraverso una tubazione sottomarina a circa 1.650 metri di distanza dalla battigia e 42 metri di profondità.

7. È proprio utile?

Sì, perché col dissalatore cominciamo a dare più risorsa idrica locale all’Isola d’Elba, come indica il Piano degli interventi strategici dell’Autorità Idrica Toscana. L’obiettivo è la massima autonomia idrica dell’isola, e in futuro si ipotizza, tra gli altri interventi, la realizzazione di una produzione locale da acqua marina per circa 160 litri/secondo, pari alla portata iniziale di progetto della condotta sottomarina.

L’idea di mettere in sicurezza l’approvvigionamento idrico dell’isola con la dissalazione è conseguenza della necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento idrico, sia da un possibile guasto alla condotta sottomarina, sia dall’esigenza di difendersi dalla scarsa disponibilità d’acqua legata alle sempre più frequenti stagioni siccitose.

8. Che cos’è un’opera di interesse pubblico?

È un’opera che serve a tutti i cittadini, a tutta la comunità e risponde a criteri di servizio pubblico. Essa può andare contro interessi privati molto localizzati. Tuttavia il suo valore pubblico esteso ne fornisce la cifra dell’utilità e della necessità.

9. Quali altri soluzioni per l’approvigionamento idrico sull’isola?

La costruzione di un dissalatore da 80 litri/secondo da solo non basta a coprire quel 53% di risorsa idrica che arriva dal continente, tramite condotta sottomarina. Per questo si può pensare a un ulteriore dissalatore uguale a quello in costruzione, come prevede il Piano di ambito, oppure in alternativa il raddoppio della stessa condotta sottomarina. Prima di queste scelte, tuttavia, verranno compiute ricerche ancora più approfondite per capire quanta altra risorsa idrica locale potrebbe essere prelevata da falde acquifere sotterranee. Certamente però sono numeri non sufficienti a garantire l’autonomia idrica dell’isola.

10. Col dissalatore si risolve l’autonomia idrica dell’isola?

La soluzione definitiva per mettere in sicurezza l’Elba deve passare da uno studio aggiornato del bilancio idrico dell’isola, per capire quali azioni consentono di massimizzare l’utilizzo dell’acqua locale, garantendo la ricarica delle falde e il mantenimento della qualità. Inoltre serve rendere più efficace la distribuzione d’acqua verso l’utenza, diminuendo le perdite e potenziando i volumi di accumulo, mettendo a disposizione di usi non potabili acque di qualità diversa.

Sarà importante capire inoltre quali sono le prospettive di disponibilità di lungo periodo dell’acqua proveniente dalla Val di Cornia e valutare quanto ci si potrà contare in futuro, in termini di quantità e qualità.

 

[a cura di AA e LM]

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