Relazione AEEGSI al parlamento

creato da Massimiliano Pagni ultima modifica 2017-10-10T12:10:25+02:00
Di fronte al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella AEEGSI spiega la regolazione nel settore idropotabile

Il 4 ottobre c’è stata l’audizione parlamentare per la “Relazione annuale sullo stato dei servizi e sull’attività svolta” dell’Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas e il Servizio Idrico. Alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dei presidenti delle due Camere e di tutti i deputati, Guido Bortoni, presidente di AEEGSI ha illustrato le attività della regolazione per i vari settori delle utilities nazionali. All’incontro è stato invitato anche il direttore dell’Autorità Idrica Toscana, Alessandro Mazzei, che ha preso parte all’ascolto della relazione annuale 2017 di AEEGSI.

Uno degli argomenti privilegiati di questa relazione (introdotta da una parte più filosofica, con citazioni erudite) è il servizio idrico integrato, anche se Bortoni si è soffermato, stavolta, più su questioni di ordine generale, ci sono comunque riferimenti ai temi della qualità del servizio carente nel settori idropotabile, soprattutto per il Meridione d’Italia, con un’eccellenza invece in Toscana soprattutto.

Di seguito un estratto dalla relazione del presidente di AEEGSI.

IL DIRITTO ALL’ACQUA DI QUALITÀ

All’inizio del settennato di questa Consiliatura, il legislatore ha ampliato i settori di competenza dell’Autorità, nell’ambito delle funzioni di regolazione e controllo già definite dalla legge istitutiva, anche al settore idrico, settore che presenta(va) rilevanti criticità non solo in termini di tutela dell’ambiente e del territorio, ma soprattutto con riferimento alla qualità del servizio assicurata ai clienti finali.

Un ingente fabbisogno di investimenti e la necessità di colmare il deficit infrastrutturale, anche per sanare le importanti infrazioni rilevate in sede europea, si sono presentati nel contesto economico sopra descritto, caratterizzato dai perduranti effetti dell’ultima crisi. La promozione degli investimenti, quale conditio sine qua non per la tutela del cliente finale cui fornire un bene essenziale di qualità, nel rispetto delle scelte referendarie avvenute alla vigilia dell’assegnazione all’Autorità delle nuove competenze, è stato un segno rilevante e di impulso per la regolazione.

Al fine di creare condizioni di stabilità che consentissero di far ripartire gli investimenti, a beneficio degli utenti, per la prima volta sono state affrontate in modo organico le diverse aree di intervento: la regolazione tariffaria, la regolazione degli assetti del servizio e la regolazione della qualità del servizio. Il segno che ha contraddistinto l’operato di questa Consiliatura è riscontrabile in un approccio regolatorio basato, quindi, su un’impostazione integrata della regolazione del settore, finalizzata a incentivare l’esplicita relazione tra obiettivi, interventi necessari e riflessi in termini di attese di miglioramento dell’efficienza degli operatori, di incremento dei livelli di qualità del servizio e di entità delle tariffe.

Con la definizione iniziale del Metodo tariffario transitorio (2012-2013), l’Autorità ha individuato alcuni profili - quali la trasparente corrispondenza tra costi efficienti sostenuti e prezzi corrisposti e la valorizzazione di scelte di programmazione coerenti con le reali esigenze – che hanno assunto valenza di principi fondanti e hanno trovato conferma nei successivi provvedimenti tariffari.

Al segno caratterizzante di non-uniformità del servizio idrico sul territorio, l’Autorità ha risposto con una metodologia tariffaria asimmetrica ed innovativa, declinata su menù di schemi regolatori alternativi tra loro, prevedendo la possibilità, per i soggetti preposti, di selezionare quello più appropriato per il territorio. Negli anni, con l’approvazione della regolazione tariffaria per il completamento del primo periodo regolatorio (2014-2015) e poi per il secondo periodo (2016- 2019), si è via via rafforzato l’approccio selettivo per obiettivi ed interventi (con riflessi in termini di entità dei corrispettivi applicati all’utenza) richiesto agli Enti di governo dell’ambito, al contempo accrescendo l’efficacia del ricorso al sistema dei finanziamenti – cui si aggiunge l’introduzione di sistemi di perequazione su scala nazionale -, nonché rafforzando le misure di controllo sulla realizzazione degli investimenti.

Il riconoscimento delle specificità non ha, però, escluso che con la regolazione si cercasse di favorire una progressiva convergenza fra le diverse aree del Paese, caratterizzate da situazioni gestionali e livelli di servizio estremamente differenti. In tal senso va considerata la definizione di schemi tipo per la convenzione di gestione, che regolamenta uniformemente sul territorio nazionale i rapporti tra Ente di governo dell’ambito e gestori del servizio idrico integrato. Vanno nella stessa direzione anche la regolazione introdotta relativa alla qualità contrattuale del servizio idrico, finalizzata a rafforzare la tutela degli utenti finali ed a superare le difformità a livello territoriale con l’inserimento di standard qualitativi minimi omogenei, il riconoscimento di costi legati ai miglioramenti qualitativi ulteriori rispetto agli standard minimi e la progressiva e graduale introduzione di meccanismi incentivanti composti da indennizzi, penalità e premi. In ambito europeo, l’Autorità si è fatta promotrice di un network di regolatori (WAREG) – di cui detiene la Presidenza - che, superando quadri istituzionali e condizioni di mercato molto diversi da Paese a Paese, promuove il coordinamento tra i diversi soggetti ed è diventato punto di riferimento per lo scambio di conoscenze e diffusione delle migliori pratiche in particolare in materia di investimenti, qualità del servizio e tutela degli utenti.

[…]

QUO VADIS ACQUA?

Per il servizio idrico integrato il Quo vadis? si può ben dire questione di metodo e di merito. Il Metodo tariffario idrico omogeneo a livello nazionale ha ricevuto importanti conferme quanto a legittimità e solidità dell’impianto regolatorio, sia da parte del Giudice amministrativo di primo grado sia dal Consiglio di Stato. Su queste radici metodologiche ora consolidate si potrà costruire nel futuro la regolazione dell’acqua. Nel merito, poi, la regolazione tariffaria applicata all’acqua nei primi cinque anni di regolazione di questa Autorità ha puntato su due assi: indurre coerenza, rispetto alla situazione del servizio sui diversi territori, nelle scelte pubbliche operate dai soggetti competenti a livello locale ed incentivare la ripartenza e la crescita degli investimenti effettivi (non sulla carta) nel settore che aveva stagnato per alcuni decenni. Il Quo vadis? degli investimenti sul territorio vede cifre annuali in progressione geometrica. Erano indicativamente 900 milioni di euro nel primo anno, passati a 1,6 miliardi nel 2015 con una stima di raggiungimento di 3,2 miliardi per ogni anno del quadriennio 2016-2019. L’onda lunga di questo inizio regolatorio negli investimenti potrà continuare negli anni successivi anche grazie al principio europeo, compiutamente recepito nella regolazione italiana e convalidato dal sindacato giurisdizionale, del “pieno riconoscimento dei costi”. Quanto ai corrispettivi applicati alle utenze idriche secondo il principio europeo del chi-inquina-paga, si sta operando per introdurre un’articolazione corrispettiva che segnali all’utente gli effetti connessi alle sue decisioni di consumo e, contestualmente, veicoli un’efficace attività di tutela sociale per

gli aventi diritto. Va notato che lo sforzo in corso è quello di uniformare a livello nazionale la struttura dei corrispettivi di acquedotto, fognatura e depurazione e non già i livelli di tali corrispettivi che scontano ancora importanti differenze tra territori, assai lontani per condizioni di erogazione del servizio. Inoltre, si sta definendo, anche per questo settore, il bonus sociale nei casi di accertate condizioni di disagio economico, e stanno prendendo forma le direttive volte al contenimento ed al trattamento della morosità, unitamente alla disciplina che riguarda le utenze non-disalimentabili.

Sempre nel merito, consegniamo un settore che è sulla via della qualità contrattuale dell’utenza servita, per la prima volta con indicatori e standard di tipo nazionale e conseguenti profonde riorganizzazioni nei processi gestionali dei diversi operatori. Stiamo poi aprendo la strada alla qualità tecnica del servizio che fungerà da base per innestare un meccanismo di premi/penalità rispetto al raggiungimento di standard generali e specifici, e che comporterà interventi importanti sul piano infrastrutturale.

Il Quo vadis? riguarda anche una pagina essenziale legata al miglioramento del servizio di misura sull’utenza, senza il quale non ha senso nemmeno la regolazione. Con la separazione contabile si cerca di ottenere un quadro migliore per contabilizzare i costi riconosciuti ai fini tariffari ma, ancor più, per indurre (se non obbligare) i diversi gestori a dotarsi di contabilità industriale.

Una questione a parte riguarda gli assetti locali del settore. Negli ultimi anni Regioni ed Enti di governo dell’ambito hanno profuso importanti sforzi per la razionalizzazione degli assetti: da 70 Ambiti territoriali ottimali (ATO) si è passati a 64, di cui 12 hanno confini coincidenti con la relativa regione. I gestori, ancora troppo frammentati, sono calati da 2.600 circa nel 2014 a 2.100 circa nel 2017 di cui oltre la metà – principalmente piccole gestioni comunali in economia – è collocata in prevalenza nell’Italia meridionale ed insulare. I processi sono iniziati ed andrebbero completati.

È determinante rappresentare meglio la posizione dell’utente idrico ed i sistemi di tutele che l’Autorità ha posto e potrà porre in essere. A differenza del cliente finale dell’energia, che percepisce all’ultimo miglio la composizione tecnico-economica (termini, condizioni, prestazioni) dei diversi segmenti della filiera energetica, l’utente idrico vede direttamente iI servizio di acquedotto o distribuzione dell’acqua ed il servizio di misura, mentre rischia di non essere consapevole di altri servizi meno tangibili ma non meno importanti, come il collettamento delle acque reflue e la depurazione. Qui il Regolatore si fa carico di ciò che non può essere internalizzato nelle scelte di consumo dell’utente ma non deve rinunciare a spiegare alla generalità dell’utenza quali siano le responsabilità per un uso corretto dell’acqua. All’utenza saranno estesi in futuro i sistemi di trattamento dei reclami e di risoluzione delle controversie in via extragiudiziale ma, ciò che più conta, verrà ad originarsi un sistema di tutele di matrice nazionale senza discriminazione territoriale o di gestore.

 

[fonte AEEGSI – a cura di AA]