Rimborsi sulla depurazione

Rimborsi sulla depurazione

Occorre fare chiarezza sui reali contenuti delle recenti sentenze di alcuni giudici di pace della Toscana, che hanno riguardato il servizio idrico integrato e sulle quali il comunicato del Forum toscano dei movimenti dell’acqua contiene diverse inesattezze.

Nella sentenza più complessa, i motivi del ricorso presentato da un utente contro Publiacqua riguardavano: l’autoriduzione del costo della bolletta, decurtata approssimativamente della voce sulla remunerazione del capitale investito; l’autoriduzione del costo della bolletta, per la voce della fognatura perché l’utente non risulta allacciato; la richiesta di rimborso della quota di depurazione non dovuta ai sensi della sentenza n. 335/2008 della Corte Costituzionale, per il quale l’utente richiedeva 10 anni di arretrati anzichè 5.

In relazione al primo motivo del ricorso la sentenza del giudice di pace parla chiaro: la remunerazione del capitale investito non esiste più in tariffa, come già affermato dal Consiglio di Stato. Ma, soprattutto, cade (con queste sentenze) l’idea dell’autoriduzione in generale come forma di lotta o di resistenza civica. Gli utenti, spiegano le sentenze, devono pagare la cifra indicata in bolletta, avranno poi altre strade e possibilità per chiedere eventuali rimborsi (che, ripetiamo, nel caso specifico non sono dovuti).

In relazione al secondo motivo del ricorso, la sentenza sostiene che gli utenti che non sono allacciati a una fognatura che, tuttavia, corre con le sue condutture nei pressi della loro abitazione devono pagare la relativa voce in bolletta. In più essi sono anche obbligati ad allacciarsi alla fogna, per evitare di disperdere nell’ambiente i propri reflui.

Sul terzo motivo del ricorso la sentenza dà ragione agli utenti per cui il gestore che deve rimborsare la quota di depurazione quando questo servizio non è svolto, lo deve fare restituendo 10 anni di arretrati a partire dal 2008, anno della sentenza della Corte Costituzionale (nel caso di Publiacqua, il periodo di rimborso si ferma al 2002, primo anno della sua gestione del servizio idrico). Con questa sentenza, il giudice, pur riconoscendo che la giurisprudenza sul tema è equamente divisa, non accetta l’impostazione stabilita qualche anno fa dall’AIT sulla prescrizione quinquennale di tali rimborsi.

Su quest’ultimo punto c’è da segnalare che a fronte di circa 40mila toscani che devono ricevere rimborsi per la mancata depurazione, ci sono però quasi 20mila famiglie toscane che devono pagare, perché pur essendo depurati non avevano mai pagato questo servizio. Come si vede quindi la situazione è più complessa di quello che si è letto nei giorni scorsi. Vale a dire che se aumentiamo gli anni in cui si deve rimborsare la mancata depurazione si aumentano pure gli anni in cui moltissimi utenti devono pagare in più al gestore. Tra l’altro l’ultima legge di stabilità approvata dal Parlamento sembra aver decretato che gli anni di retroattività dei conguagli per le bollette dei servizi pubblici non possono essere più di due.

Inoltre, per il meccanismo che da sempre sovrintende al calcolo della tariffa del servizio idrico integrato, formulato dall’Autorità Nazionale, più rimborsi si effettuano più cresce la tariffa per tutti gli altri utenti. Tutto questo non è colpa o merito dell’Autorità Idrica Toscana, ma di come è strutturata la tariffazione, nel servizio idrico come in altri servizi pubblici.

[a cura di AA]

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