Pulire gli acquedotti

Pulire gli acquedotti

Lo hanno sperimentato a Torino, nelle condotte idriche di Parco Ruffini. Il test ha funzionato. Ma già in Toscana era stato utilizzato da GAIA per pulire le tubazioni dal tallio. Viene chiamato volgarmente il “siluro di ghiaccio”. È un cilindro rigido composto da sale e ghiaccio che spinto nelle tubazioni acquedottistiche a pressione pulisce i tubi da tutte le incrostazioni che nel tempo l’acqua deposita sulle pareti. Sono per lo più residui dei sali minerali presenti nell’acqua potabile stessa: ossidi di ferro e manganese, oppure di calcio. Non sono residui tossici o che pregiudicano la potabilità dell’acqua, ma possono in certi tratti ridurre il flusso. E comunque è sempre bene trovare soluzioni innovative per le manutenzioni e le pulizie periodiche degli acquedotti.

E questo “siluro di ghiaccio” sembra la scoperta dell’acqua calda. Invece di inserire nei tubi fili con spazzole o altro, si utilizza lo stesso elemento, l’acqua, ma portato sotto zero, questo pistone rigido risulta abrasivo sulle pareti dei tubi e così fa pulizia. È una tecnica innovativa che è stata messa a regime dalla Società Metropolitana Acque Torino (la Smat) e sembra risolvere molti inconvenienti meccanici di altri strumenti che venivano finora utilizzati per la pulizia.

Inoltre i tempi di manutenzione, col siluro, si riducono molto, rispetto alla chiusura della rete per le pulizie tradizionali.

Il costo di questa nuova tecnica è di 2mila euro a chilometro di condotta portata a pulito. È un esperimento che sembra poter essere utilizzato in molte zone del Paese.

[a cura di AA]

Firenze, 2 maggio 2018

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